lunedì 18 febbraio 2013

Del perché traduttrice ha deciso di studiare giapponese (invece di farsi i cazzi suoi)

Bene, una nuova settimana è cominciata e stranamente ho ancora voglia di scrivere su questo blog. Forse perché ho tanto bisogno di scrivere e raccontare per la rete un po' di affaracci miei, di cui ovviamente non frega nulla a nessuno, ma è liberatorio, a volte, dar sfogo al proprio bisogno primordiale di scrittura. Fatta la dovuta premessa, veniamo all'annosa questione:

DEL PERCHE' LA NOSTRA EROINA DECISE DI STUDIARE GIAPPONESE (e perché non il cinese, la lingua del futuro?)



Perché, diciamocelo, in fondo il Giappone è una meta ambitissima al giorno d'oggi, agognata da tanti, una terra delle meraviglie!
E da dove nasce tutta questa voglia di bacchette e occhi a mandorla? Perché tante giovani menti brillanti della mia generazioni si sono perse tra kanji, sushi, kawaii vari?



La colpa è soltanto la loro:

GLI ANIME DEGLI ANNI '80 (e '90)!!!

Che hanno devastato menti e permesso a una e più generazioni di sognare e idealizzare un paese che di problemi non ne ha poi meno dell'Italia, ma vabbe'. La traduttrice avrebbe voluto fare l'alternativa, e dire che il motivo che l'ha portata a studiare il magnifico idioma del Sol levante abbia origini più elevate e raffinate, chessò nel chado, nello shodo, nella magica contemplazione dei delicati sakura, simbolo di impermanenza... E invece, tutta colpa della spada di Lady Oscar, delle trasformazioni di Ranma (l'anime che forse più di tutto mi ha fatto venir voglia di scoprire questo paese!), dei combattimenti alla marinara di Sailor Moon, dei Cavalieri dello Zodiaco, devoti di Atena e protettori della giustizia.

Che poi, uno crescendo a 'ste cose non è che ci pensa poi tanto spesso, tutti i bambini che conoscevo guardavano gli anime in Tv e mica tutti so' diventati yamatologi (e meno male, che già così si sta strettini!).

IO, CHE VOLEVO STUDIARE L'ARABO (e son finita a riempire quadernini di kanji e hiragana e katakana)

Già, perché la traduttrice, pur amando il Giappone, quando pensò di iscriversi all'università (con soli 2 anni di ritardo rispetto ai suoi compagni, ma le sue son decisioni SEMPRE ben ponderate!) aveva solo una certezza (anzi 2): studiare lingue e studiare una lingua "strana" (= al di fuori della UE). E il suo primo pensiero fu: "Massì, mi piacerebbe imparare l'arabo".

D'altronde, la sua è stata una generazione segnata anche da un evento unico: il crollo delle torri gemelle, e all'epoca c'era la voglia di saperne e capirne di più di questo mondo, l'Islam, comprendere la sua cultura, la sua storia e magari rendersi in qualche modo utili, fungere da veri mediatori culturali. La traduttrice aveva grandi aspirazioni: una carriera internazionale, magari lavorare per la FAO, l'ONU, salvare vite umane (con le lingue? Bah, beata ingenuità...!), tutti piani molto nobili distrutti in due consigli, ché d'altra parte avere amici che già frequentavano l'università e perdipiù studiavano quello che volevi fare pure tu, aveva o no i suoi vantaggi?.

1. L'arabo all'università è insegnato di MERDA!
2. Tu sei una donna, se vai nei paesi islamici sei IN PERICOLOOOO!!!

Ora, questi consigli pacati hanno ovviamente minato un po' le certezza della nostra (all'epoca) aspirante traduttrice. E d'altronde, c'era quel Giappone così misterioso e da scoprire, che poi vuoi mettere le opportunità? Le aziende giapponesi? I turisti giapponesi a Roma? Se, se. 
Comunque, dai nobili piani di salvare il mondo, la nostra è passata a compilare i quadernini di あああああ、いいいい、ううううう、ええええええ、おおおおお.
Avete presente alle elementari, no? Quando ti insegnano l'alfabeto e ti fanno riempire pagine su pagine di lettere dell'alfabeto? Ricordo ancora il mio enorme trauma con la A corsiva... non riuscivo proprio a riscriverla, fiumi di lacrime versati su quella a maledetta... Ma poi, una volta superato quello scoglio, sempre con molta calma, s'intende, chi mi poteva più fermare? [fine digressione].

Ma dicevamo, la vita della traduttrice ha subito una brusca deviazione rispetto a quelli che erano i suoi piani iniziali. E' stato un bene, è stato un male? Dovrebbe ringraziare quelle persone che la consigliarono in tal modo? O escogitare un modo per farle fuori, magari attraverso un falafel avvelenato?
Il fatto che ora ella lavori con i giapponesi potrebbe far pensare che in fondo è stato un bene, che cavolo avrebbe mai potuto combinare alla FAO? O all'ONU? Viste le sue scarse doti diplomatiche, probabilmente è stato bene così, almeno abbiamo evitato un nuovo conflitto mondiale.

Dunque, questa è la storia di come la traduttrice giunse a studiare la lingua giapponese. Ah, dicevamo, perché non il cinese, la lingua del futuro? Semplice: lei ODIA il cinese, non ama neppure troppo la cucina cinese, figuriamoci. Ma in Cina ci andrebbe volentieri e chi lo sa, magari un giorno potrebbe persino cambiare idea.

E ora, dopo tutto questo sproloquiare invano, la nostra torna alla nobile arte dell'origami.

3 commenti:

  1. ho appena scoperto il tuo blog e grazie per essere passata da me... ^^ sto leggendo un po' di post... e mi metti davvero di buon umore! ahah pensa che io alla fine ho studiato sia il giapponese che il cinese... e sono finita a passare un anno in Cina nonostante amassi tantissimo il Giappone ^^ [ci faccio però un pensierino per il futuro...]. Amo molti aspetti della Cina (soprattutto culturali) ma ammetto che viverci è un altro paio di maniche :D e ogni tanto i cinesi sono duri da sopportare... nel bene e nel male questa esperienza mi sta comunque facendo scoprire moltissimo ^^

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    1. Grazie a te per il commento, sono felice di mettere il buon umore a qualcuno! (Il mio ultimamente è abbastanza sotto lo zero!).

      Ti dirò, io all'università ammiravo tantissimo chi riusciva nella gloriosa impresa dello studio in contemporanea di cinese e giapponese. Io non avrei mai potuto!
      Immagino che la vita in Cina non sia tutta e rose e fiori, ma sicuramente la tua è una bellissima esperienza!
      A presto! ^^

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  2. anche io sono partita con l'arabo e sono giunta al coreano! non che me ne sia pentita però, la corea mi piace da matti e spero di riuscire ad andarci prima o poi

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